Attratti dalla gioia dei colori e dall’ armonia dell’ insieme,

Mario Franceschini  ci fa scoprire che…

 

Bellezza e verità,

 fanno esplodere la gioia

 

 di Héctor Lorenzo

 

Molte volte, opere così dette “artistiche” non sono altro che la manifestazione d’una interiorità disordinata, senza volo e sapienza, che ci lasciano angoscia e vuoto, nel fallito intento di aver voluto stabilire un rapporto valioso… ed invece ci siamo trovati di fronte ad una caricatura della bellezza, ed abbiamo capito,nuovamente e non senza dolore, che “la bellezza senza la verità e  il bene è solo un idolo”come afferma Vladimir Solov’ev, il famoso pittore russo autore dell’ Icona della Trinità.

L’intervista che oggi si offre è tutto il contrario, e tantissimo di più:  sta in linea coi momenti forti della vita, quelli che ci permettono di salire per la creatività verso l’infinito.

 


 

Perchè hai incominciato a dipingere?

“La pittura é stata come un rifugio. Come quando tu noi sai dove andare e trovi una casa:  nella pittura ho trovato me stesso, la mia interiorità, il vero, i miei desideri”. A confessarlo è il pittore Mario Franceschini, ed è proprio vero, perché finché non si conoscono i suoi quadri,  non si arriva a  scoprire una parte essenziale della sua personalità. Davanti alla sua opera, senza fretta, è possibile trovarci immersi in un’ atmosfera di gioia che - lontana dal trattenimento superficiale che le cose possono offrirci- ci porta verso l’ armonia del tutto.

Nato negli Abruzzi, e dopo aver avuto per diversi anni il suo atelier a Roma, il nostro intervistato abita adesso a Marino; ci siamo dati appuntamento in un bel caffè di un paese vicino, Grottaferrata.

Autodidatta, Mario Franceschini  non ha fatto scuole di formazione artistiche. Ha ripreso ispirazione soprattutto da Kandinsky, che nei primi anni del900 sentiva che nei colori c’è qualcosa di spirituale, per quello afferma:  “Ogni colore ha una sua anima, ogni colore vive di se stesso, della sua essenza, della sua bellezza, e questo concetto mi ha talmente affascinato che l’ho riportato anche nella mia pittura”.

Ma  questo pittore non si ferma alla manifestazione della bellezza dei colori come solo espressione estetica, scopre fra loro la somiglianza dei rapporti fra gli uomini: “Pensare che un colore possa esprimere spiritualmente se stesso, mi fa anche pensare che, siccome le persone hanno l’anima, ognuno di noi è diverso, è unico, perciò abbiamo nell’anima una grande ed unica ricchezza da poter esprimere. Da allora mi è sempre piaciuto associare questo binomio dello spirituale del colore con lo spirituale di ognuno di noi, anche della diversità di ognuno di noi. Come sono diversi i colori ognuno è bello in se, esprime se stesso, però, tutti, messi insieme esprimono l’armonia”.

Contemplando i  tuoi quadri si ha l’impressione che tutta la realtà sia avvolta da qualcosa di sublime.. si tratta del cielo?

Il cielo è qualcosa che mi affascina, è qualcosa d'essenziale, qualcosa che avvolge: la certezza che dopo di questa vita c’e qual cos'altro, oltre che stimolare la fantasia, la creatività,  fa crescere anche la mia interiorità.

Ma è lui stesso a chiarirci il perché delle nuvole nei suoi quadri e  se a caso trova il cielo nella realtà che pure può guardare coi suoi occhi: “Sì, il cielo sta nella realtà concreta, ma è in un'altra dimensione e bisogna saperla scoprire. Da questa prospettiva la pittura diventa un mezzo preferenziale per esprimere meglio l’interiorità.

Anche per te come per Goethe “l’arte è mediatrice dell’ineffabile”, espressione del trascendente?

Qualche notte fa facendo meditazione, con un libro che parlava d'alcuni pensatori, in particolare di persone che ha fatto della musica, e c’è stato qualche musicista che è arrivato ad affermare chela musica è la voce di Dio ’. A me veniva da pensare: ma se la musica è la voce di Dio,la pittura potrebbe essere la fantasia di Dio ’, perciò, la fantasia che si esprime nella pittura, magari può essere in qualche maniera espressione di Dio”.

Da quando aveva cinque anni orfano di ambedue genitori, il piccolo Mario era cresciuto con uno spirito sveglio all’affetto sincero. Le verità più essenziali della vita le ha vissute nel dolore e la speranza, e per questo è maturato senza essere distratto dai falsi valori. Meraviglia allora la sua permanente gioia di vivere, oltre la solitudine sperimentata e superata in tanti momenti importanti della sua vita.

Si dice che l’artista crea in solitudine, che rapporto trovi fra la solitudine e la pienezza?

Ti dico una cosa che mi riguarda personalmente: tante volte nella mia vita la solitudine e stata un momento di pienezza. Perché quando senti la solitudine, e più facile accorgerci di quello che c’è dentro di te, perché non sei distratto da altri fattori esterni. Allora è quello il momento in cui tu ritrovi pienamente te stesso, in cui si da anche questa pienezza, e nella pienezza, trovando te stesso, penso che trovi pienamente Dio. Perché se è vero che siamo a sua immagine e somiglianza, più si ritrova se stessi più si ritrova Dio.

Essendo una artista portatore d’un messaggio alto, sublime, come fai per condividerlo con gli altri, con tutti.

La pittura  che faccio adesso – ci disse-  per alcuni forse non è del tutto comprensibile al primo colpo d’occhio, non è come guardare un paesaggio. Nel primo intento non si riesce a cogliere quello che voglio dire. Allora io aiuto a capire quello che ho voluto  dire. Oltre fare il quadro come espressione della mia interiorità, ho capito che devo fare un passo in più: essere colui che aiuta ad aprire la porta, aiuta ad entrare la persona che guarda i miei quadri. Questo vuol dire aprire se stesso.

Pensi che questo dovrebbe essere l’atteggiamento di tutti gli artisti?

In certo senso, sì. Però c’è  invece l’atteggiamento contrario: l’artista sale  sul piedestallo , mentre gli altri stanno li giù, perché forse per l’artista risulta conveniente pensare che ha qualcosa più degli altri. Ma finché l’artista mantiene     quest’atteggiamento, io penso che può fare anche forse belle cose, grandi cose, pero non converrà mai a far capire all’altro pienamente la sua pittura.

Prima di dipingere, quando  ti trovi davanti alla tela bianca, che cosa senti come contenuto interiore: un’intenzione, un’emozione, un’idea, un valore culturale, morale o soltanto il desiderio d’esprimere qualcosa d’estetico?

All’inizio, all’inizio, quando c’è soltanto la superficie bianca…anche se solo per qualche attimo avverto un sentimento di smarrimento, d’impotenza, come dire…. Però sento che in qualche modo devo riversare su quella tela un qualcosa, un qualcosa che sia colore, che sia emozione… Qualcosa che è dentro di me, e questo mi da il coraggio di affrontare la sfida di dipingere. Penso che per il musicista, per il letterato, lo scrittore,  dar inizio ad una vita, a qualcosa che possa esprimere anche l’estetica, la bellezza, sicuramente nasce dal di dentro. Perciò all’inizio ci sta un po' di smarrimento, però dopo, andando avanti, più passa il tempo più comincia a sorgere qualcosa dal di dentro e alla fine viene fuori.

Il tema della croce presente nella tua pittura, che ruolo ha?

Il primo senso è come simbolo cristiano, il cui significato è vasto quanto il mondo, quanto il cosmo,  perché Cristo é morto per la salvezza di tutti gli uomini e di tutto l’uomo, del cosmo intero che è anche presente in  ogni uomo.

Che rapporto c’è fra salvezza e gioia nella tua pittura?

La gioia è portata dalla salvezza. E  dico la verità: a me dipingere  da gioia. Gioisco per un dono che mi è  stato fatto e  gioisco per un qualcosa che posso dare anche attraverso la croce che, solo se amata, esprime la gioia.

Che desiderio hai nel più profondo del tuo cuore rispetto alla pittura che ancora non hai fatto?

Desidero che sia sempre una pittura piena di questa gioia, penso che non ho altri desideri, è un qualcosa di  talmente bello …

Tanti anni fa - per dare un’idea più precisa di quello che vorrei dire- così  come tutti gli uomini hanno le loro aspirazioni, anche io avevo le mie  come pittore: divenire un gran pittore. Ma poi, pian piano mi sono accorto che la pittura era il mezzo preferenziale per andare agli altri. E questo generava la gioia di cui parlavo. Perciò penso che al di la del successo e degli onori terreni, la cosa più essenziale, la cosa più importante è questa: che nella mia pittura futura ci sia sempre questa gioia.

Vita interiore, valori… come si collegano con la tua pittura?

Vanno di pari passo, sono l’uno legato all‘altro, non potrebbero vivere separatamente… La bellezza non può essere separata della verità. Sono, come due amici: quando viene meno l’amicizia, uno degli amici cerca l’altro, e quando si trovano esplode la gioia, è così.

Con altre parole, Mario sintetizzava la sua attitudine artistica in armonia con la brillante  affermazione del Mahatma Gandhi: “La vera arte nasce quando gli uomini cominciano a vedere la belleza della verità”. Meravigliosa constatazione che  permette, ai non artisti, di godere del’arte, come semplici ricercatori della verità.

Conclusa questa intervista, nella strada di ritorno sentivo che l’emozione provata davanti ai quadri di Mario Franceschini, rimaneva come una certa pienezza gratuitamente ricevuta, sentimento che  provai ad esprimere con le parole del poeta:

 

“Allora si placa il desiderio,

ansia che ti rode dentro

da sempre.

Allora sai che lo Spirito di Dio

è quella Bellezza

cui aneli sanguinando

la notte e il giorno”  1

                           

             

 

1 Versi conclusivi del poema La Bellezza di Grazia Maggi.

 

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